"Il patriottismo è l'ultimo rifugio dei mascalzoni"
Samuel Johnson


sabato 7 marzo 2015

GIORNATA DEI GIUSTI - LA LIBERTA' CAPACE DI SALVARE IL MONDO INTERO

Il 6 marzo è una data che ogni cittadino europeo dovrebbe segnare sul calendario con un pennarello rosso, una data da stampare nella propria memoria, una giornata da vivere con partecipazione civica e orgoglio, sì perché nell’Europa della finanza, della tecnocrazia e delle lobbies affaristico-massoniche costruita negli ultimi due decenni, c’è stato anche spazio per ricordare e valorizzare qualcosa di autenticamente umano, di autenticamente europeo: la Giornata europea dei Giusti.
Tutto ha inizio anni fa, in Italia, quando fu fondata nel 1999 a Milano l’associazione no-profit “Gariwo, la Foresta dei Giusti” (acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide) da Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian, Ulianova Radice e Anna Maria Samuelli, con lo scopo di accrescere e approfondire la conoscenza e l'interesse verso le figure e le storie dei Giusti con iniziative pubbliche, avvalendosi dell'uso dei mezzi di comunicazione, del sito internet e dei social network, oltre a creare Giardini di Giusti nel mondo.
Anni dopo, nel 2012, fu portato all’attenzione dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa un appello firmato da un centinaio di eminenti personalità della cultura italiane, europee e mondiali sotto l’egida dell’associazione Gariwo, affinché fosse istituita una giornata dedicata alla memoria dei Giusti.
La Dichiarazione Scritta n.3/2012 venne presentata il 16 gennaio 2012 dai deputati Gabriele Albertini, Lena Kolarska-Bobinska, Niccolò Rinaldi, David-Maria Sassoli e definisce così le finalità della Giornata europea dei Giusti:
« Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 123 del suo regolamento,
A. richiamando il grande significato morale del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, istituito dal compianto Moshe Bejski per rendere omaggio a coloro che hanno aiutato gli ebrei durante l'Olocausto;
B. ricordando le istituzioni che hanno onorato le persone che hanno salvato vite umane nel corso di tutti i genocidi e omicidi di massa (come ad esempio quelli di cui sono stati vittime armeni, bosniaci, cambogiani e ruandesi) e degli altri crimini contro l'umanità commessi nel ventesimo e ventunesimo secolo;
C. rammentando tutti coloro che hanno salvaguardato la dignità umana durante i periodi totalitari del nazismo e del comunismo;
D. considerando che il ricordo del bene è fondamentale nel processo dell'integrazione europea, perché insegna alle generazioni più giovani che chiunque può decidere di aiutare gli altri esseri umani e di difendere la dignità umana, e che le istituzioni pubbliche hanno il dovere di rimarcare l'esempio rappresentato dalle persone che sono riuscite a proteggere coloro che hanno subito persecuzioni fondate sull'odio;
1. appoggia l'invito rivolto da eminenti cittadini a istituire la Giornata europea in memoria dei Giusti per commemorare, il 6 marzo, coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi;
2. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al Consiglio e ai parlamenti degli Stati membri.»
La Giornata europea dei Giusti fu approvata dal Parlamento europeo il 10 maggio 2012 e venne fissata la giornata del 6 marzo in onore di Moshe Bejski, artefice a Gerusalemme della Commissione dei Giusti per la Shoah di Yad Vashem, come ricorrenza annuale per ricordare quanti si sono impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi, a difendere la dignità umana calpestata nei sistemi totalitari, a testimoniare la verità per non dimenticare.
L’esempio dei Giusti diventa così un patrimonio dell’Europa e dell’umanità intera, e ci permette di capire quante e quali risorse morali l’uomo abbia in sé anche nelle situazioni più drammatiche, se solo ascolta il proprio cuore e la propria coscienza: è capace di donarsi totalmente, di sacrificare la propria vita per l’altro da sé gratuitamente, senza cercare visibilità mediatica, né ricompensa economica ma solo un “grazie” dal profondo del cuore della scampata vittima sacrificale.
Il primo Giardino dei Giusti, sorto a Gerusalemme nel 1962 presso il Mausoleo di Yad Vashem, ricorda i Giusti non ebrei che hanno contribuito con opere meritorie a salvare la vita agli ebrei durante la Shoah; Gariwo ha esteso il concetto di Giusto a tutti coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e a tutti i totalitarismi.
A tal scopo sono stati creati dei giardini in cui vengono piantumati alberi in omaggio e in ricordo non solo di coloro che hanno aiutato gli ebrei durante l'Olocausto ma anche di chi ha salvato vite umane nel corso di tutti i genocidi e omicidi di massa (come quelli armeno, bosniaco, cambogiano, ruandese), oltre ad altri crimini contro l'umanità commessi nel XX e XXI secolo, ma anche di coloro che hanno salvaguardato la dignità umana durante i regimi totalitari del nazismo e del comunismo.
Oggi, in Italia, esistono diversi Giardini dei Giusti che meritano di essere visitati, il più rinomato è sicuramente quello di Milano, inaugurato il 24 gennaio 2003.
A chi volesse avere più informazioni in merito, consigliamo il sito www.gariwo.net


Locatelli Roberto

Tratto IL SUSSIDIARIO.NET del 6 marzo 2015http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/3/6/GIORNATA-DEI-GIUSTI-La-liberta-capace-di-salvare-il-mondo-intero/print/586187/



domenica 8 febbraio 2015

COSI' L'OCCIDENTE SI METTE "IN TRAPPOLA" COI TERRORISTI

Da quando nel 1996 il politologo statunitense Samuel Huntington scrisse The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order (pubblicato da Garzanti nel 2000 con in titolo Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale) nella politica italiana ma anche e soprattutto all’interno del cosiddetto “mondo Occidentale” si sono sviluppati aspri dibattiti in merito all’inevitabilità dello scontro tra il mondo arabo-islamico e quello Occidentale.
A incancrenire gli animi sull’argomento, oltre agli immancabili opportunismi politico-elettorali portati avanti da singoli parlamentari piuttosto che da intere formazioni politiche, vi sono una serie di episodi quali i continui flussi migratori provenienti principalmente dalle coste dell’Africa settentrionale verso l’Europa occidentale, con il corollario di inevitabili tensioni socio-economiche in seno alle comunità di approdo. Ma soprattutto s’impone il dramma del terrorismo islamico legato ad Al-Qaida con gli attentati alle Torri Gemelle di New York, alla metropolitana di Londra e alla stazione ferroviaria di Madrid e, cronaca di questi giorni, gli attentati terroristici di Parigi. Per contro non si possono dimenticare le guerre che l’Occidente ha mosso (non dichiarato, ma mosso di sua sponte!) contro i Talebani in Afghanistan e il Raìs Saddam Hussein in Iraq, fino alla nascita dell’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), l’autoproclamato Califfato Islamico guidato da al-Baghdadi, riconducibile ai territori di Iraq e Siria.
Secondo la vulgata dei rispettivi fondamentalismi, gli Occidentali considerano il mondo arabo come formato da terroristi ed estremisti, mentre gli arabi considerano gli Occidentali come imperialisti e infedeli.
Questo argomento è un terreno molto scivoloso, pertanto è opportuno fissare immediatamente dei paletti etici, morali e valoriali: l’assoluta sacralità della vita umana!  Qualsivoglia forma di violenza verso un altro individuo non può e non deve trovare giustificazioni alcune, siano quelle legate a fattori di presunta legittimazione religiosa, siano quelle legate a pretestuosi motivi “umanitari”. E se in ciò si può facilmente rimandare all’ultima azione terroristica che ha visto come teatro di scena la città di Parigi, non si può non considerare anche quello che accade nelle città e nei villaggi del mondo arabo ad opera del mondo Occidentale.
Perché se è vero che il rischio concreto per il mondo Occidentale sono attentati terroristici portati a segno da parte di singoli fanatici ed estremisti religiosi islamici o da piccole cellule di “combattenti”, è altresì vero che dal Secondo dopoguerra sino ai giorni nostri i governi dei Paesi Occidentali hanno disposto del mondo arabo e delle sue genti a proprio piacimento pur di soddisfare interessi di geopolitica e interessi economici dei propri maggiori gruppi industriali, o di lobbies.
Per decenni si sono sostenuti dittatori, rispettivi clan familiari e gentaglia marcia sino al midollo, solo al fine di poter ottenere commesse industriali o licenze produttive o estrattive, in spregio ai tanto reclamati “diritti umani”. Ma quando questi personaggi sono risultati scomodi o non più così affidabili nel soddisfare gli interessi Occidentali, si è provveduto a rovesciarli intervenendo attivamente nel sobillare le rivolte, finanziandole e persino armando coloro che venivano definiti genericamente “ribelli” dagli indottrinati media occidentali, ma che altri non erano che estremisti islamici. Sì, perché se una cosa sapevano garantire i dittatori del Medioriente, era la loro assoluta e imparziale difesa delle religioni professate nel loro Paese, ad essi interessava l’esercizio del potere, pieno ed esclusivo, non creare uno Stato basato sul fondamentalismo religioso. Ma i Paesi Occidentali, nella loro incorruttibile ipocrisia, agendo secondo il motto “il nemico del mio nemico, è mio amico”, si sono messi a rovesciare regimi e armare “ribelli”, con il risultato di aver fatto del mondo arabo una polveriera pullulante di estremisti religiosi. A ciò si aggiunga che ogni intervento diretto del mondo Occidentale è stato un intervento militare, dall’Afghanista all’Iraq, passando per la Somalia, la Libia e, da ultima, la Siria di Assad, dapprima minacciata d’intervento militare poi, a seguito della creazione del Califfato Islamico, tornata nuovamente amica e alleata affidabile (!)
Dovunque l’Occidente si muova, non esporta democrazia, cultura e speranza, bensì corruzione (tratto tipico della moderna declinazione di “democrazia”), morte e presidi militari.
Sì, perché dobbiamo renderci conto che se troviamo doverosamente aberrante che persone vengano uccise per delle vignette satiriche a sfondo religioso, altrettanto sgomenti dovremmo essere quando con le tasse pagate (o meglio dire…estorte) dai cittadini dei vari Paesi Occidentali, i rispettivi governi ne fanno armi, mezzi blindati, mine anti-uomo, bombe, e il tutto condito con l’insopportabile propaganda retorica dell’intervento umanitario e della diffusione della “democrazia”, nuovo totem ideologico buono per ogni situazione.
I nostri media ci hanno offerto in tutte le salse i video dei tagliagola dell’Isis o l’azione terroristica del commando di Parigi, ma com’è che non abbiamo mai l’immagine dei corpi straziati dalle migliaia, o milioni, di bombe che dal 2001 ad oggi sono state sganciate dalle varie coalizioni occidentali intervenute nei più diversi teatri di guerra del Medioriente?! Com’è che quando si ammettono errori e conseguenti morti di civili a seguito di bombardamenti a tappeto degli Occidentali, non vi sono telecamere sul campo che testimonino l’orrore e il crimine perpetrato?! Perché, dobbiamo capirci, ognuno uccide con le armi che ha a disposizione, con un coltello si sgozza, ma con una bomba si squarciano i corpi!
I governi Occidentali e l’opinione pubblica Occidentale che tanto s’indignano per gli attacchi terroristici sul proprio uscio di casa da parte di invasati religiosi, dovrebbero gli uni capire che non si può predicare di diritti umani e presentarsi in casa altrui con coalizioni militari senza precedenti, gli altri dovrebbero pretendere di non essere presi in giro e avere il coraggio di dire ciò che due secoli fa scrisse nella sua opera “Disobbedienza Civile” l’illustre scrittore americano Henry David Thoreau a proposito delle tasse richieste dal governo americano per muovere guerra al Messico, ossia che accettava di pagare tasse giuste, per strade, scuole, non per farne proiettili con i quali uccidere vite umane per un puro interesse di potere su nuove terre.
Parimenti anche noi cittadini dei Paesi Occidentali, oltre ad essere giustamente rigorosi contro che vuole promuovere morte e violenza sul nostro territorio con azioni terroristiche tra loro scoordinate ma tremendamente efficaci sotto l’aspetto dell’insicurezza psicologica che producono, altrettanto dovremmo esserlo con i nostri governi, che si muovono in casa altrui come i più gretti spacconi malavitosi, pronti a soddisfare la sete di potere e denaro senza rendersi conto di coloro i quali a seconda delle convenienze passano dall’essere amici a nemici, e viceversa.
Quello che ci aspetta in futuro non sarà nulla di buono, il rapporto di forza tra mondo Occidentale e mondo arabo temo possa essere ancora per molti anni a venire un rapporto dove  l’Occidente interviene manu militari nei vari teatri di conflitto in Medio Oriente posizionandosi a seconda delle proprie conveniente, e il mondo arabo che colpirà con atti terroristici: noi sganciamo su di loro “bombe intelligenti”, loro si muoveranno nelle nostre città con commando e kalasnikov.
La volontà dell’Occidente di cristallizzare un mondo a sua immagine e somiglianza, pianificandolo a tavolino, pretendendo che ciò avvenga  non solo con la diplomazia ma anche con l’Intelligence e le azioni militari, ha prodotto come per reazione un male persino peggiore di quello che nelle migliori intenzioni si voleva estirpare.
E in un mondo dove, dopo la minaccia atomica susseguente il Secondo Conflitto Mondiale, le guerre si fanno ma non si dichiarano, né tantomeno si dicono, e dove l’equilibrio tra alcune aree del mondo è sempre lì per traboccare, rimarranno comunque conflitti latenti che da puramente ideologici diverranno armati.
La guerra vera e propria come l’avevamo conosciuta sino alla Seconda Guerra Mondiale, aveva pochi ma fondamentali pregi, era dichiarata, e per il solo fatto di dichiarare guerra a qualcuno, lo si riconosceva in quanto tale, lo si voleva conquistare non eliminare; mentre ora l’altro da sé non è più il caro vecchio “nemico”, bensì “il male”, e che come tale va eliminato, estirpato! Così le guerre si fanno ma non si dicono né si dichiarano, e non hanno più fine, perché colui o coloro che possono rappresentare “il male” variano continuamente a seconda delle situazioni o delle convenienze.

E’ un cane che si morde la coda, e noi cittadini inermi dei due mondi tra loro incomunicanti, siamo tra l’incudine (i governanti) e il martello (i nemici)…anzi, siamo proprio la coda morsicata dal cane!

Roberto Locatelli

Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 04/02/2015
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2015/2/4/SPILLO-Cosi-l-Occidente-si-mette-in-trappola-coi-terroristi/575216/

domenica 25 gennaio 2015

IL SELFIE E GLI SBADIGLI DI RENZI SONO DAVVERO IL NUOVO CHE AVANZA?

In  questo clima di paura e tensione che pervade l’Europa a seguito dall’attentato terroristico di Parigi, serviva proprio la presenza distensiva dell’Italia con il suo politico di punta, il Premier Matteo Renzi.
Le classi politiche europee tirano un sospiro di sollievo e possono finalmente tornare a sorridere e a divertirsi dopo gli anni della grigia presenza austera di Mario Monti e di quella dignitosa e “british” di Enrico Letta, si è tornati ai fasti del recente passato, quando l’allora Premier Berlusconi divertiva l’Europa politica con i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti adolescenziali fuori tempo massimo, passando da un “cucù” alla Merkel, alle corna durante una foto di rito con i capi di Stato, dalla reprimenda della Regina Elisabetta per il suo esuberante vociare alla ricerca delle attenzioni di Obama, sino alla telefonata fiume che ha lasciato in attesa per circa mezz’ora Angela Merkel ad un consesso europeo.
E proprio recuperando tale scena così si è comportato il “figlioccio politico” di Berlusconi, quel Matteo Renzi che ha già fatto dimenticare l’illustre nostro vecchio ex-Presidente, inanellando una serie di gaffe e comportamenti puerili che hanno divertito i politici europei, increduli nell’aver trovato, nuovamente in Italia, il giullare di corte.
In occasione della conferenza stampa congiunta del Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e del Premier italiano Matteo Renzi all'indomani della chiusura del semestre europeo a guida italiana, il politico tedesco è costretto a subire la commedia all’italiana di Renzi che dapprima lo ha fatto attendere a lungo in quanto impegnato in una non precisata telefonata, poi mentre si recavano, in ritardo, alla conferenza stampa, si è ulteriormente attardato coinvolgendo Schulz a fare un“selfie” con una scolaresca italiana, per poi, in conferenza stampa, atteggiarsi tra sbadigli e messaggini sullo smartphone alle spalle del collega tedesco!
Una disfatta per l’immagine  politica dell’Italia, che all’estero mostra sempre il peggio di sé e di questo all’estero ringraziano perché oltre che a divertirsi, possono continuare a coltivare l’immagine di un Paese abitato da furbastri, saltimbanchi e buffoni, che a seconda dei casi possono essere simpatici o loschi.
Sembra lontana un’era geologica quando all’estero ci rappresentavano Einaudi, De Gasperi, Moro, Pertini e Berlinguer, gente colta, asciutta, dignitosa, ora ci ammaliano i chiacchieroni e coloro che sanno lisciare il pelo degli elettori italiani per il verso giusto, ed ecco che da Berlusconi a Renzi, la continuità è servita, anzi, meglio ancora perché con l’ultima performance l’allievo ha superato il maestro, Renzi sta a Berlusconi, come Giotto a Cimabue. E’ la solita commedia all’italiana.

Roberto Locatelli

Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 25/01/15
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2015/1/25/SPILLO-2-Il-selfie-e-gli-sbadigli-di-Renzi-sono-davvero-il-nuovo-che-avanza-/573831/

mercoledì 14 gennaio 2015

LACREME NAPULITANE DI FINE DANNO

E così ci siamo lasciati alle spalle anche il 2014, chiuso in bellezza con il consueto discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, nella fattispecie Re Giorgio Napolitano, il quale, fra le varie cose dette, ha comunicato l’imminente decisione di porre termine al suo settennato presidenziale che, solo per lui, si è protratto sino ad una durata di nove anni.
Inoltre, come di consueto anche negli anni passiti, ha sparso fiducia a piene mani per l’anno 2015, attingendo l’ottimismo nel passato Risorgimentale, nel Secondo Dopoguerra e nella consueta retorica patriottarda legata alla cultura e al genio italiano. Che può anche essere vero, ma è difficile trarre positività per il futuro da aspetti pressoché aleatori, dal sapore fideistico, quando la realtà presenta una rudezza, una viltà e un marciume senza precedenti. La solita retorica sparsa per ammansire e addolcire il popolo bue, di più, i sudditi.
Ma non è tutto, infatti il giorno precedente, il 30 dicembre, si è svolta la conferenza stampa di fine anno del Premier Matteo Renzi il quale, da fuoriclasse della “supercazzola”, ha millantato risultati politici inesistenti (crescita? occupazione? fisco? burocrazia? riforme istituzionali? giustizia sociale?) e distribuito ai fedeli il suo verbo, un mix di pubblicità regresso e “New Deal” in salsa toscana, riassumibile nell’assoluto primato delle chiacchiere sulla politica.
L’incontro di questi due personaggi, Napolitano e Renzi, ha fatto del 2014 un anno difficile da dimenticare per l’inarrivabile bassezza della qualità della politica e della democrazia in Italia. L’incontro tra il “monitismo” interventista di Napolitano e l’”annuncite” renziana ha avuto effetti detonanti sul già precario equilibrio delle istituzioni democratiche italiane, con il completo annullamento del Parlamento piegato ai loro voleri e ai loro diktat, e un’informazione politica prona a veicolare tweet e slide come leggi e azioni politiche già fatte, finite e operative.
L’annuncite renziana ha persino partorito il nuovo slogan per il 2015: ritmo! E si spera che con ciò non si faccia riferimento all’utilitaria FIAT degli anni ’70-’80! Và bene risollevare il morale degli italiani pescando nel glorioso passato italico tanto invocato da Napolitano, ma c’è sicuramente di meglio.
Tornando a Giorgio Napolitano, giova ricordare che è in politica dal 1953, che nel 1956 non prese le distanze dall’invasione di Budapest da parte dei carri armati sovietici, che si oppose alla politica della “questione morale” di Berlinguer per non guastare i rapporti col PSI e che, da Presidente della Repubblica dal 2006, rieletto nel 2013 (caso unico nella storia della Repubblica italiana!), non invocò altro che una politica delle grandi intese tra le forze politiche, in spregio a quella dell’alternanza che con il sistema maggioritario gli italiani decisero di volere dopo consultazione referendaria nel periodo post-tangentopoli.
Tante sono le vicende che lo hanno riguardato, la sua ingerenza in merito all’inchiesta sulla “trattativa Stato-Mafia” è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, portando i media a definire il suo ruolo e il suo agire non più quello di Presidente di una Repubblica parlamentare con prerogative ben definite dalla Costituzione, bensì quello di un Re, un monarca investito talvolta di poteri assoluti, tanto da ricercare e decidere coalizioni di governo, composizione del Consiglio dei Ministri, e bacchettare duramente a suon di moniti i suoi ignoranti e immondi detrattori.
Ora che il settennato di nove anni giunge al desìo, rimaniamo smarriti, increduli e angosciati all’idea di non poterci abbeverare alla saggezza e alla sapienza del “monito quotidiano”, e non resta che dolerci di questo tristo destino asciugando le copiose lacrime che ci solcano il viso.
Sono lacrime benedette, sono “lacreme napulitane”, sgorgate spontanee dopo il discorso di fine danno (…non è un errore di battitura!).


Roberto Locatelli

Tratto da "MZ Il Giornale del Ribelle" del 14/01/2014
http://www.giornaledelribelle.com/

martedì 30 dicembre 2014

2014, da Renzi a Genny il "diario" del (fu) Bel Paese

Il 2014 volge al termine, e seppur con la testa alle vacanze natalizie, è importante sfogliare e ricordare cosa è capitato e cosa ha riguardato l’Italia, il “fu Bel Paese”.
Ad inizio 2014 abbiamo la staffetta al ruolo di Premier italiano tra Enrico Letta e Matteo Renzi, un avvicendamento veloce e imprevisto sino a poche settimane prima tra due Presidenti del Consiglio non avallati dalle urne ma da manovre di Palazzo, tuttavia mentre Enrico Letta è da tempo un uomo politico che frequenta il potere centrale ed è un fedelissimo del candidato Premier di centrosinistra Bersani, Renzi ha scalato dapprima il PD poi ambito al ruolo di Premier con metodi e toni ben poco cortesi ed eleganti, il suo hashtag #Enricostaisereno ancora riecheggia in internet come una macchia indelebile nella credibilità della persona prima ancora del politico.
Renzi promette decisionismo, velocità, riforme, in occasione della sua proclamazione ne elenca numerose da votare e rendere operative, con cadenza mensile, sarà il primo atto di quella “annuncite” che non abbandonerà più il Premier in ogni occasione pubblica nella quale dimostra di saper affabulare con l’arte della retorica, essere più veloce di un pianista a twittare su internet, ma essere politicamente più inconcludente di un Luther Blisset sotto-porta.
Nel frattempo mentre il programma “supercazzola” di Renzi (copyright by M. Travaglio) prosegue, il Paese è sconvolto da un susseguirsi di inchieste giudiziarie che ne scoperchiano il diffuso e mai scalfito malaffare che ne compromette sempre più la credibilità sia a livello internazionale, ma soprattutto verso i cittadini italiani onesti che si destreggiano tra tasse e balzelli sempre crescenti, perdita del posto di lavoro, difficoltà ad arrivare a fine mese, in un cortocircuito di rabbia e depressione le cui conseguenze sono ancora tutte da riscontrare nel prossimo futuro.
Il semestre europeo di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea si sta per concludere nel disinteresse generale dei media italiani, ma giova ricordarne l’apertura, con un indimenticato intervento del Premier Renzi che, anziché concentrarsi sui reali problemi strutturali dell’Europa, divaga sui massimi sistemi, tirando in ballo Telemaco, tra l’ironia e la delusione degli intervenuti dal resto d’Europa per ascoltarlo. Ciò spiega perché pochi mesi dopo l’Economist raffigurerà il nostro Premier come un bimbo con il gelato in mano su di una barca (l’Europa) che affonda.
Quando qualcosa di concreto e immediato deve essere fatto, Renzi e i pezzi grossi del calcio italiano e dell’ordine pubblico, battono in ritirata, in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, scoppiano disordini plurimi nei dintorni dello stadio di Roma, all’interno dello stesso la tensione è alle stelle, i tifosi napoletani capitanati dal loro leader “Genny a’carogna” non permettono lo svolgimento della partita se prima non hanno rassicurazioni in merito alle voci che si rincorrono sulla possibile morte di un tifoso napoletano (il quale, gravemente ferito, purtroppo spirerà tempo dopo). Il capitano del Napoli, alti funzionari delle forze dell’ordine e chissà chi altri, vanno in pellegrinaggio al cospetto di “Genny” per informarlo, ammorbidirlo nei suoi intenti di bloccare il gioco, e rassicurare tramite lui tutta la tifoseria partenopea,  arrabbiata e minacciosa. Nel frattempo Renzi e i capi del calcio italiano, come altre “autorità”, se ne stanno sdraiati sulle loro comode e regali poltrone o a passeggio mani in tasca lungo la tribuna autorità, disinteressati a quanto avveniva ma impazienti che iniziasse la partita per potersi finalmente godere il divertimento dell’ ultima sfida pallonara della stagione.
Sono stati accontentati con un po’ di ritardo grazie all’intercessione di “Genny”, l’unico che non aveva poltrona regale sulla quale sedersi né mani in tasca, è passato per un personaggio cattivo, losco, negativo, ma che dire di quelli in tribuna autorità? Hanno dimostrato la loro autorità? O meglio, hanno dimostrato anche solo di essere uomini? L’ignavia è un peccato tanto quanto la collera e l’ira, ma al di là del ruolo professionale e sociale che si ricopre e del rango nella scala sociale, un uomo, se è tale, gli attributi li deve mostrare nel momento del dovere…non pervenuti!
Dal Mose all’Expo, sino ai recenti fatti dell’inchiesta di “Mafia Capitale”, oramai si ha la certezza che in questo Paese il malaffare è capillare, trasversale tra le forze politiche, incistato proprio nel cuore della politica e del mondo degli affari, e che dell’onesto cittadino non si curano, anzi ne approfittano e se ne fanno beffe.
I nomi implicati in questi scandali sono già noti alla cronaca giudiziaria e alla cronaca nera da decenni, rimandano a un passato mai del tutto terminato che riporta al terrorismo, agli omicidi e alle tangenti, come se il tempo si fosse fermato, come se fosse la disonestà ad avere dignità e considerazione sociale.
Come nel caso della finale di Coppa Italia, anche qui i politici, da destra a sinistra (ma ha ancora senso fare questa distinzione?!) andavano in pellegrinaggio da faccendieri e loschi affaristi plurindagati, plurinquisiti e, talvolta, pluricondannati, per ottenere favori, potere, denaro.
A quanto detto si affiancano i dati macroeconomici del Paese, e non c’è altro da fare che disperarsi, il debito pubblico italiano è stimato dal Fondo Monetario Internazionale quasi al 137% del pil, 5 punti percentuali in più rispetto alle previsioni del governo italiano, e la Banca d’Italia ha comunicato che a ottobre il debito pubblico italiano è tornato a crescere, aumentato a oltre 2.157 miliardi di euro, mentre sale ancora il numero dei disoccupati, infatti a ottobre i senza lavoro, secondo i dati provvisori dell’Istat, sono 3 milioni 410 mila, attestandosi così al 13,2%.
E ancora, per non farci mancare nulla, è di poche settimane fa la pubblicazione del Corruption Perception Index 2014 di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L’indice 2014 colloca il nostro paese al 69esimo posto della classifica generale, come nel 2013, fanalino di coda dei paesi del G7e ultimo tra i membri dell’Unione Europea. Rispetto al passato l’Italia ferma la sua rovinosa discesa verso il basso della classifica, ma resta maglia nera tra gli Stati occidentali. Anzi peggiora la sua situazione complessiva in Europa, dato che Bulgaria e Grecia la raggiungono al 69esimo posto, migliorando la loro posizione in classifica. Adesso dietro all’Italia, in Ue, non c’è più nessuno.
Nel frattempo vista la drammatica situazione economico-sociale dell’Italia, la società di rating Standard&Poor’s declassa l’Italia a livello “BBB-“, che significa essere un solo livello sopra quello di “junk”, spazzatura, riferito alla credibilità del Paese a livello internazionale. 
E come dare loro torto. Non avevamo certo bisogno delle analisi dei super-analisti di cotanta Agenzia di rating internazionale per renderci conto di come si è sgretolata la credibilità della società italiana non solo agli occhi degli stranieri, ma pure ai nostri di persone oneste. 
Forse un tempo, nel Secondo Dopoguerra lo è stato, ma ora, se questo è un Bel Paese…



Roberto Locatelli


Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 28/12/2014
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/12/28/SPILLO-2014-da-Renzi-a-Genny-il-diario-del-fu-Bel-Paese/567014/