"Il patriottismo è l'ultimo rifugio dei mascalzoni"
Samuel Johnson


sabato 21 dicembre 2013

LA TRUFFA DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

Articolo di Roberto Perotti, tratto da "La Voce.info" del 14/12/2013 
 
 
 
La notizia dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti è falsa. Con questa legge i partiti costeranno al contribuente da 30 a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora.

 (Questo articolo è stato modificato alle ore 21:30 di sabato 14 dicembre 2013, un’ora dopo la prima pubblicazione. La modifica riflette un’ incertezza nell’ interpretazione della legge. Questa nuova versione assume che  il decreto legge – che al momento di scrivere questo articolo non è disponibile su alcun sito ufficiale – abolisca il cofinanziamento del 50 percento delle elargizioni ai partiti. La versione precedente assumeva che il cofinanziamento sia ancora presente, e portava a una stima dei costi pià alta). 
GLI ANNUNCI DEL GOVERNO SONO UNA COSA LA REALTA’ UN’ALTRA
Il governo ha annunciato che il finanziamento ai partiti sarà abolito interamente a partire dal 2017. La realtà è ben diversa:  i partiti continueranno a pesare sul contribuente, da 30 milioni a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora. Il motivo è nascosto tra le pieghe della legge approvata dalla Camera il 18 ottobre e riproposta nel decreto legge del governo del 13 dicembre.
 Con la legislazione vigente, i partiti avevano diritto a un massimo di 91 milioni di euro all’ anno: 63,7 milioni come rimborso spese elettorali, e 27,3 milioni come cofinanziamento per quote associative ed erogazioni liberali ricevute. Inoltre, il 26 percento delle erogazioni liberali ai partiti erano detraibili dall’ imposta dovuta.
LE NOVITA’ PRINCIPALI DELLA LEGGE
1) elimina i rimborsi delle spese elettorali dal 2017 (li riduce del 25 percento ogni anno fino ad arrivare a zero nel 2017)
2) innalza dal 26 al 37 percento la detrazione per le erogazioni liberali fino a 20.000 euro (la stragrande maggioranza)
3) consente al contribuente di destinare a un partito il 2 per mille della propria imposta.
L’ interpretazione universale è che, dal 2017, i partiti non prenderanno più un euro dallo Stato, e dovranno sopravvivere solo con contributi privati. Questa interpretazione è falsa: vediamo perché.
QUANTO RICEVERANNO ORA I PARTITI?
La prima cosa da notare è che i soldi ricevuti dai partiti attraverso il 2 per mille non sono un regalo deciso da privati: sono a carico di tutti i contribuenti. Il motivo è che il 2 per mille è di fatto una detrazione al 100 percento dall’ imposta dovuta. Se lo stato raccoglieva 10.000 euro in tasse per pagare sanità e pensioni, e ora un contribuente destina 1 euro a un partito attraverso il 2 per mille, tutti i contribuenti nel loro complesso dovranno pagare 1 euro di tasse in più per continuare a pagare pensioni e sanità.
L’ art. 12, comma 12 della legge autorizza una spesa massima per il 2 per mille ai partiti pari a 45 milioni dal 2017. E’ plausibile che venga toccato questo tetto? Gli iscritti totali ai partiti sono probabilmente circa 2 milioni (nel 2011 gli iscritti al PdL erano 1 milione, quelli al PD mezzo milione). Non tutti gli iscritti ai partiti pagano l’ Irpef, e non tutti sceglieranno il 2 per mille. Tuttavia, dall’ esperienza analoga dell’ 8 per mille sappiamo che, quando il costo è zero, una percentuale notevole dei contribuenti esercita la scelta. Una stima prudenziale suggerisce quindi che il gettito del 2 per mille potrebbe essere tra i 20 e i 30 milioni. (1)
 L’ art. 11 della lege, comma 9, prevede che le detrazioni per erogazioni liberali siano di circa 16 milioni a partire dal 2016. Si noti che la legge consente di detrarre anche il 75 percento (!) delle spese per partecipazioni a scuole o corsi di formazione politicao. Nella colonna 1 della tabella sottostante assumo uno scenario prudenziale: le detrazioni saranno la metà del previsto, cioè solo 8 milioni, e il gettito del 2 per mille di 20 milioni. Il costo totale per il contribuente sarà di quasi 30 milioni.
 Nella colonna 2 assumo uno scenario intermedio: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 30 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 45 milioni.
 Nella colonna 3 assumo uno scenario normale: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 45 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 60 milioni!
IL TETTO MASSIMO DEL 2 PER MILLE
C’ è poi un meccanismo molto complicato, ed egualmente insensato (e quasi certamente non compreso neanche da chi ha scritto e votato la legge). Per il comma 11 dell’ art. 11, se le detrazioni per elargizioni liberali sono inferiori a 16 milioni, la differenza verrà aggiunta al tetto di spesa per il 2 per mille. Quindi di fatto in questo caso il tetto massimo del 2 per mille può arrivare a 61 milioni invece di 45. Poiché non sappiamo come reagiranno i contribuenti alla opzione del 2 per mille, questo è un modo per assicurarsi che, se c’è molta richiesta per il 2 per mille e poche elargizioni liberali, la richiesta del 2 per mille non vada “sprecata” dal tetto di 45 milioni.
Si noti infine che le detrazioni per erogazioni liberali sono pratica comune, ed esistono già anche in Italia. Ma i partiti si sono elargiti detrazioni quasi doppie di quelle consentite, per esempio, per le erogazioni a università e centri di ricerca (che sono al 19 anzichè al 37 percento). Inoltre questa legge, senza che questo sia stato notato da nessuno, innalza l’aliquota di detraibilità già presente nella legge Monti.
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(1) Secondo Wikipedia, nel 2007 il 43 percento dei contribuenti ha effettuato una scelta ed il 37 percento ha scelto la Chiesa Cattolica, anche se la percentuale di praticanti è molto inferiore; lo 0.89 percento dei contribuenti ha scelto la Chiesa Valdese, quindi presumibilmente quasi la totalità dei contribuenti valdesi. E’ quindi probabile che la quasi totalità degli iscritti sceglierebbe di destinare il 2 per mille al loro partito, visto che il costo è 0. Per prudenza, diciamo 1,7 milioni. Di questi, non tutti pagheranno l’ Irpef. Supponiamo dunque che 1,3 milioni di iscritti ai partiti paghino l’ Irpef e destinino il 2 per mille al partito. Supponiamo che 700.000 simpatizzanti non iscritti facciano lo stesso. Nel 2011 l’ imposta Irpef netta è stata di 152 miliardi, con 31,5 milioni di contribuenti. Se i 2 milioni di contribuenti che destinano il 2 per mille ai partiti hanno la stessa composizione media dell’ universo dei contribuenti, il gettito del 2 per mille sarebbe di quasi 20 milioni. Se a devolvere il 2 per mille saranno 3 milioni, il gettito sarà di circa 30 milioni.
 
 
 

sabato 9 novembre 2013

CASO CANCELLIERI, L’EMBLEMA DELL’ITALIA DEL “TENGO FAMIGLIA"


Da diversi giorni tiene banco nella politica italiana il cosiddetto “caso Cancellieri”, ossia la telefonata che il Ministro della Giustizia ha intrattenuto con un’ amica di famiglia, precisamente della famiglia Ligresti, alla quale avevano arrestato marito e figli per gravi commissioni di reati nell’esercizio delle loro funzioni di manager e imprenditori in Fondiaria-Sai, con successiva scarcerazione di una delle figlie in detenzione per gravi condizioni di salute.

Il Ministro ha addotto a sua difesa il fatto di avere avuto un comportamento umano sulla vicenda, rivendicando l’umanità dei suoi comportamenti e il risultato di aver evitato che una persona potesse morire in carcere per il grave stato depressivo nel quale verteva; tuttavia mi sembra una difesa tutt’altro che impeccabile, pertanto non esente da critiche.

 Va da sé che il solo fatto che una figura istituzionale quale un Ministro di Giustizia si intrattenga telefonicamente sì con una amica di famiglia di vecchia data, ma legata da vincoli familiari con persone tratte in arresto per gravi indizi di reato è quantomeno impudico. Se a ciò si aggiunge il fatto che la famiglia in questione, i Ligresti, già nel passato hanno dato tante soddisfazioni ai Tribunali d’Italia e che la figlia Giulia, depressa per via della detenzione (come del resto in tutti quei rari casi dove i ricconi finiscono meritatamente in gattabuia per le loro malefatte), guarda caso viene pressocché subito scarcerata, dal dubbio si passa alla certezza: è la legge del “tengo famiglia”.

Non bastasse, nella telefonata il Ministro dichiara all’amica di “essere a disposizione”! Cosa?! Come?! Un Ministro che dovrebbe incarnare nella sua figura e nelle sue funzioni la legalità o quantomeno la persecuzione dei reati, il primato del diritto che dovrebbe stare alla base di sani e condivisi valori civici e di convivenza civile, si mette a disposizione di coloro che sono stati presi con le mani, per così dire, nella marmellata!

E neanche un accenno al figliolo dell’amica che, velocemente, se ne è dato a gambe levate in Svizzera ponendosi nella condizione di “latitante”!

Questa vicenda ci ricorda una volta di più come in Italia ciò che importa sono non il rispetto delle leggi e men che meno un comportamento dettato dalla “buona creanza”, ciò che conta sono i legami e le relazioni personali, amicali e familiari, tutto è possibile se si è legati a chi conta, in un intreccio che vede esponenti politici legati ad appartenenti al mondo della burocrazia pubblica di Stato, piuttosto che alla finanza, piuttosto che all’imprenditoria arraffona che vive di commesse e concessioni statali.

Tra loro si conoscono, si riconoscono, si tollerano, si aiutano, si coprono le rispettive malefatte; esclusi da tutto ciò ci sono i cittadini onesti, quelli che non possono permettersi il lusso delle “conoscenze che contano” perché troppo impegnati a ritagliarsi il tempo tra le tribolazioni quotidiane fatte di famiglia, lavoro, bollette, salute, trasporto da e per il luogo di lavoro.

In Italia non essere un “intrallazzone” significa vivere ai margini della società, non godere di conoscenze altolocate, scappatoie e “gesti umanitari” caduti dall’alto, nella migliore delle ipotesi si è dei nomi sconosciuti ai più, nella peggiore, dei numeri da spremere nelle fatiche quotidiane per il sollazzo di lor signori.

Che un Ministro della Giustizia dichiari di “essere a disposizione” di chi è stato tratto in arresto è qualcosa di inconcepibile all’estero e di inaccettabile secondo la morale comune della “buona creanza”, ma si sa, in Italia non vige tanto il fatto che “la legge è uguale per tutti”, quanto il fatto che lor signori “tengono famiglia”.

 

Locatelli Roberto

sabato 28 settembre 2013

CORTIGIANI 2.0

Dopo due mesi di tira e molla sul da farsi a seguito della condanna definitiva per frode fiscale sancita dalla Corte di Cassazione per "l'utilizzatore finale" Silvio Berlusconi, ecco che siamo giunti allo scontato finale della telenovela all'italiana: le dimissioni dei ministri del fu-PdL con conseguente crisi di governo.
Non c'era altro sbocco che questo, alla luce del fatto che i parlamentari eletti negli ultimi vent'anni nelle file di Forza Italia prima e PdL poi, altri non sono che proprietà privata di Berlusconi, voluti, scelti e, grazie alla vergognosa legge elettorale "porcellum", nominati dall'utilizzatore finale al solo scopo di difendere e tutelare gli interessi economici delle sue aziende, e farsi scudi-umani contro le innumerevoli inchieste che da più parti lo possano interessare e minacciare.
L'estate appena trascorsa è stata ancora esemplificativa di come gli aderenti a questo partito padronale e privatistico, ma lautamente pagati dal popolo italiano, siano totalmente disinteressati ai problemi del Paese, problemi tra l'altro che loro hanno di molto contribuito a ingigantire e aggravare, per fare a gara nei salotti mediatici di stampa, tv e radio, al fine di ridicolizzarsi pur di difendere il proprio padrone e garantirsi così un prosieguo di seduta sulle comode poltrone parlamentari per una ancora più comoda vita in politica all'insegna di una indecorosa cortigianeria messa a libro paga dei contribuenti!
La litania dei "garantisti" secondo la quale "non si è colpevoli sino a condanna stabilita dalla Cassazione", ha lasciato il passo ai patetici e ridicoli assiomi secondo i quali dietro la condanna a Berlusconi ci sarebbe la "persecuzione giudiziaria delle toghe rosse", oppure "con questa sentenza è in pericolo la democrazia", o ancora "fermiamoci a riflettere, troviamo una soluzione politica", come se periodicamente la classe politica e Berlusconi in particolare, avesse bisogno di vedersi indultate e amnistiate le proprie malefatte, per resettarle e ripartire daccapo come vergini fanciulle all'altare.
In realtà fino a che questo personaggio avrà attorno a sé consapevoli e acefali cortigiani sarà impossibile poter porre rimedio alla drammatica situazione di un Paese che sta colando a picco mentre la banda, dei politici, continua a suonare allegramente per le gioie del suo padrone, un Paese che si vede umiliato e impotente di fronte a cotanta indifferenza e noncuranza riguardo le proprie sofferenze, i propri sacrifici, le proprie dimenticate tribolazioni quotidiane.
Lorsignori si stringono a corte, sempre più stretti per toccare, strattonare, farsi notare dal loro padrone che, benevolo com'è un giorno si potrà così ricordare di loro, ma non un giorno qualsiasi, quello della compilazione delle liste elettorali, perché 15mila euro al mese più benefit val bene per rendersi ridicoli. Sono i nuovi "cortigiani 2.0".

Roberto Locatelli






 

mercoledì 18 settembre 2013

PRESENTAZIONE LIBRO A BRESCIA


SABATO 18 SETTEMBRE P.V. alle ore 18,00
 
presso la LIBRERIA FELTRINELLI

in CORSO ZANARDELLI N.3 a BRESCIA

presenterò il mio libro dal titolo

"NON E' UN PAESE PER GIOVANI.
RIFLESSIONI E PROPOSTE PER LA POLITICA ITALIANA"
 
 
 
 
Vi aspetto!