"Il patriottismo è l'ultimo rifugio dei mascalzoni"
Samuel Johnson


domenica 8 febbraio 2015

COSI' L'OCCIDENTE SI METTE "IN TRAPPOLA" COI TERRORISTI

Da quando nel 1996 il politologo statunitense Samuel Huntington scrisse The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order (pubblicato da Garzanti nel 2000 con in titolo Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale) nella politica italiana ma anche e soprattutto all’interno del cosiddetto “mondo Occidentale” si sono sviluppati aspri dibattiti in merito all’inevitabilità dello scontro tra il mondo arabo-islamico e quello Occidentale.
A incancrenire gli animi sull’argomento, oltre agli immancabili opportunismi politico-elettorali portati avanti da singoli parlamentari piuttosto che da intere formazioni politiche, vi sono una serie di episodi quali i continui flussi migratori provenienti principalmente dalle coste dell’Africa settentrionale verso l’Europa occidentale, con il corollario di inevitabili tensioni socio-economiche in seno alle comunità di approdo. Ma soprattutto s’impone il dramma del terrorismo islamico legato ad Al-Qaida con gli attentati alle Torri Gemelle di New York, alla metropolitana di Londra e alla stazione ferroviaria di Madrid e, cronaca di questi giorni, gli attentati terroristici di Parigi. Per contro non si possono dimenticare le guerre che l’Occidente ha mosso (non dichiarato, ma mosso di sua sponte!) contro i Talebani in Afghanistan e il Raìs Saddam Hussein in Iraq, fino alla nascita dell’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), l’autoproclamato Califfato Islamico guidato da al-Baghdadi, riconducibile ai territori di Iraq e Siria.
Secondo la vulgata dei rispettivi fondamentalismi, gli Occidentali considerano il mondo arabo come formato da terroristi ed estremisti, mentre gli arabi considerano gli Occidentali come imperialisti e infedeli.
Questo argomento è un terreno molto scivoloso, pertanto è opportuno fissare immediatamente dei paletti etici, morali e valoriali: l’assoluta sacralità della vita umana!  Qualsivoglia forma di violenza verso un altro individuo non può e non deve trovare giustificazioni alcune, siano quelle legate a fattori di presunta legittimazione religiosa, siano quelle legate a pretestuosi motivi “umanitari”. E se in ciò si può facilmente rimandare all’ultima azione terroristica che ha visto come teatro di scena la città di Parigi, non si può non considerare anche quello che accade nelle città e nei villaggi del mondo arabo ad opera del mondo Occidentale.
Perché se è vero che il rischio concreto per il mondo Occidentale sono attentati terroristici portati a segno da parte di singoli fanatici ed estremisti religiosi islamici o da piccole cellule di “combattenti”, è altresì vero che dal Secondo dopoguerra sino ai giorni nostri i governi dei Paesi Occidentali hanno disposto del mondo arabo e delle sue genti a proprio piacimento pur di soddisfare interessi di geopolitica e interessi economici dei propri maggiori gruppi industriali, o di lobbies.
Per decenni si sono sostenuti dittatori, rispettivi clan familiari e gentaglia marcia sino al midollo, solo al fine di poter ottenere commesse industriali o licenze produttive o estrattive, in spregio ai tanto reclamati “diritti umani”. Ma quando questi personaggi sono risultati scomodi o non più così affidabili nel soddisfare gli interessi Occidentali, si è provveduto a rovesciarli intervenendo attivamente nel sobillare le rivolte, finanziandole e persino armando coloro che venivano definiti genericamente “ribelli” dagli indottrinati media occidentali, ma che altri non erano che estremisti islamici. Sì, perché se una cosa sapevano garantire i dittatori del Medioriente, era la loro assoluta e imparziale difesa delle religioni professate nel loro Paese, ad essi interessava l’esercizio del potere, pieno ed esclusivo, non creare uno Stato basato sul fondamentalismo religioso. Ma i Paesi Occidentali, nella loro incorruttibile ipocrisia, agendo secondo il motto “il nemico del mio nemico, è mio amico”, si sono messi a rovesciare regimi e armare “ribelli”, con il risultato di aver fatto del mondo arabo una polveriera pullulante di estremisti religiosi. A ciò si aggiunga che ogni intervento diretto del mondo Occidentale è stato un intervento militare, dall’Afghanista all’Iraq, passando per la Somalia, la Libia e, da ultima, la Siria di Assad, dapprima minacciata d’intervento militare poi, a seguito della creazione del Califfato Islamico, tornata nuovamente amica e alleata affidabile (!)
Dovunque l’Occidente si muova, non esporta democrazia, cultura e speranza, bensì corruzione (tratto tipico della moderna declinazione di “democrazia”), morte e presidi militari.
Sì, perché dobbiamo renderci conto che se troviamo doverosamente aberrante che persone vengano uccise per delle vignette satiriche a sfondo religioso, altrettanto sgomenti dovremmo essere quando con le tasse pagate (o meglio dire…estorte) dai cittadini dei vari Paesi Occidentali, i rispettivi governi ne fanno armi, mezzi blindati, mine anti-uomo, bombe, e il tutto condito con l’insopportabile propaganda retorica dell’intervento umanitario e della diffusione della “democrazia”, nuovo totem ideologico buono per ogni situazione.
I nostri media ci hanno offerto in tutte le salse i video dei tagliagola dell’Isis o l’azione terroristica del commando di Parigi, ma com’è che non abbiamo mai l’immagine dei corpi straziati dalle migliaia, o milioni, di bombe che dal 2001 ad oggi sono state sganciate dalle varie coalizioni occidentali intervenute nei più diversi teatri di guerra del Medioriente?! Com’è che quando si ammettono errori e conseguenti morti di civili a seguito di bombardamenti a tappeto degli Occidentali, non vi sono telecamere sul campo che testimonino l’orrore e il crimine perpetrato?! Perché, dobbiamo capirci, ognuno uccide con le armi che ha a disposizione, con un coltello si sgozza, ma con una bomba si squarciano i corpi!
I governi Occidentali e l’opinione pubblica Occidentale che tanto s’indignano per gli attacchi terroristici sul proprio uscio di casa da parte di invasati religiosi, dovrebbero gli uni capire che non si può predicare di diritti umani e presentarsi in casa altrui con coalizioni militari senza precedenti, gli altri dovrebbero pretendere di non essere presi in giro e avere il coraggio di dire ciò che due secoli fa scrisse nella sua opera “Disobbedienza Civile” l’illustre scrittore americano Henry David Thoreau a proposito delle tasse richieste dal governo americano per muovere guerra al Messico, ossia che accettava di pagare tasse giuste, per strade, scuole, non per farne proiettili con i quali uccidere vite umane per un puro interesse di potere su nuove terre.
Parimenti anche noi cittadini dei Paesi Occidentali, oltre ad essere giustamente rigorosi contro che vuole promuovere morte e violenza sul nostro territorio con azioni terroristiche tra loro scoordinate ma tremendamente efficaci sotto l’aspetto dell’insicurezza psicologica che producono, altrettanto dovremmo esserlo con i nostri governi, che si muovono in casa altrui come i più gretti spacconi malavitosi, pronti a soddisfare la sete di potere e denaro senza rendersi conto di coloro i quali a seconda delle convenienze passano dall’essere amici a nemici, e viceversa.
Quello che ci aspetta in futuro non sarà nulla di buono, il rapporto di forza tra mondo Occidentale e mondo arabo temo possa essere ancora per molti anni a venire un rapporto dove  l’Occidente interviene manu militari nei vari teatri di conflitto in Medio Oriente posizionandosi a seconda delle proprie conveniente, e il mondo arabo che colpirà con atti terroristici: noi sganciamo su di loro “bombe intelligenti”, loro si muoveranno nelle nostre città con commando e kalasnikov.
La volontà dell’Occidente di cristallizzare un mondo a sua immagine e somiglianza, pianificandolo a tavolino, pretendendo che ciò avvenga  non solo con la diplomazia ma anche con l’Intelligence e le azioni militari, ha prodotto come per reazione un male persino peggiore di quello che nelle migliori intenzioni si voleva estirpare.
E in un mondo dove, dopo la minaccia atomica susseguente il Secondo Conflitto Mondiale, le guerre si fanno ma non si dichiarano, né tantomeno si dicono, e dove l’equilibrio tra alcune aree del mondo è sempre lì per traboccare, rimarranno comunque conflitti latenti che da puramente ideologici diverranno armati.
La guerra vera e propria come l’avevamo conosciuta sino alla Seconda Guerra Mondiale, aveva pochi ma fondamentali pregi, era dichiarata, e per il solo fatto di dichiarare guerra a qualcuno, lo si riconosceva in quanto tale, lo si voleva conquistare non eliminare; mentre ora l’altro da sé non è più il caro vecchio “nemico”, bensì “il male”, e che come tale va eliminato, estirpato! Così le guerre si fanno ma non si dicono né si dichiarano, e non hanno più fine, perché colui o coloro che possono rappresentare “il male” variano continuamente a seconda delle situazioni o delle convenienze.

E’ un cane che si morde la coda, e noi cittadini inermi dei due mondi tra loro incomunicanti, siamo tra l’incudine (i governanti) e il martello (i nemici)…anzi, siamo proprio la coda morsicata dal cane!

Roberto Locatelli

Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 04/02/2015
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2015/2/4/SPILLO-Cosi-l-Occidente-si-mette-in-trappola-coi-terroristi/575216/

domenica 25 gennaio 2015

IL SELFIE E GLI SBADIGLI DI RENZI SONO DAVVERO IL NUOVO CHE AVANZA?

In  questo clima di paura e tensione che pervade l’Europa a seguito dall’attentato terroristico di Parigi, serviva proprio la presenza distensiva dell’Italia con il suo politico di punta, il Premier Matteo Renzi.
Le classi politiche europee tirano un sospiro di sollievo e possono finalmente tornare a sorridere e a divertirsi dopo gli anni della grigia presenza austera di Mario Monti e di quella dignitosa e “british” di Enrico Letta, si è tornati ai fasti del recente passato, quando l’allora Premier Berlusconi divertiva l’Europa politica con i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti adolescenziali fuori tempo massimo, passando da un “cucù” alla Merkel, alle corna durante una foto di rito con i capi di Stato, dalla reprimenda della Regina Elisabetta per il suo esuberante vociare alla ricerca delle attenzioni di Obama, sino alla telefonata fiume che ha lasciato in attesa per circa mezz’ora Angela Merkel ad un consesso europeo.
E proprio recuperando tale scena così si è comportato il “figlioccio politico” di Berlusconi, quel Matteo Renzi che ha già fatto dimenticare l’illustre nostro vecchio ex-Presidente, inanellando una serie di gaffe e comportamenti puerili che hanno divertito i politici europei, increduli nell’aver trovato, nuovamente in Italia, il giullare di corte.
In occasione della conferenza stampa congiunta del Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e del Premier italiano Matteo Renzi all'indomani della chiusura del semestre europeo a guida italiana, il politico tedesco è costretto a subire la commedia all’italiana di Renzi che dapprima lo ha fatto attendere a lungo in quanto impegnato in una non precisata telefonata, poi mentre si recavano, in ritardo, alla conferenza stampa, si è ulteriormente attardato coinvolgendo Schulz a fare un“selfie” con una scolaresca italiana, per poi, in conferenza stampa, atteggiarsi tra sbadigli e messaggini sullo smartphone alle spalle del collega tedesco!
Una disfatta per l’immagine  politica dell’Italia, che all’estero mostra sempre il peggio di sé e di questo all’estero ringraziano perché oltre che a divertirsi, possono continuare a coltivare l’immagine di un Paese abitato da furbastri, saltimbanchi e buffoni, che a seconda dei casi possono essere simpatici o loschi.
Sembra lontana un’era geologica quando all’estero ci rappresentavano Einaudi, De Gasperi, Moro, Pertini e Berlinguer, gente colta, asciutta, dignitosa, ora ci ammaliano i chiacchieroni e coloro che sanno lisciare il pelo degli elettori italiani per il verso giusto, ed ecco che da Berlusconi a Renzi, la continuità è servita, anzi, meglio ancora perché con l’ultima performance l’allievo ha superato il maestro, Renzi sta a Berlusconi, come Giotto a Cimabue. E’ la solita commedia all’italiana.

Roberto Locatelli

Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 25/01/15
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2015/1/25/SPILLO-2-Il-selfie-e-gli-sbadigli-di-Renzi-sono-davvero-il-nuovo-che-avanza-/573831/

mercoledì 14 gennaio 2015

LACREME NAPULITANE DI FINE DANNO

E così ci siamo lasciati alle spalle anche il 2014, chiuso in bellezza con il consueto discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, nella fattispecie Re Giorgio Napolitano, il quale, fra le varie cose dette, ha comunicato l’imminente decisione di porre termine al suo settennato presidenziale che, solo per lui, si è protratto sino ad una durata di nove anni.
Inoltre, come di consueto anche negli anni passiti, ha sparso fiducia a piene mani per l’anno 2015, attingendo l’ottimismo nel passato Risorgimentale, nel Secondo Dopoguerra e nella consueta retorica patriottarda legata alla cultura e al genio italiano. Che può anche essere vero, ma è difficile trarre positività per il futuro da aspetti pressoché aleatori, dal sapore fideistico, quando la realtà presenta una rudezza, una viltà e un marciume senza precedenti. La solita retorica sparsa per ammansire e addolcire il popolo bue, di più, i sudditi.
Ma non è tutto, infatti il giorno precedente, il 30 dicembre, si è svolta la conferenza stampa di fine anno del Premier Matteo Renzi il quale, da fuoriclasse della “supercazzola”, ha millantato risultati politici inesistenti (crescita? occupazione? fisco? burocrazia? riforme istituzionali? giustizia sociale?) e distribuito ai fedeli il suo verbo, un mix di pubblicità regresso e “New Deal” in salsa toscana, riassumibile nell’assoluto primato delle chiacchiere sulla politica.
L’incontro di questi due personaggi, Napolitano e Renzi, ha fatto del 2014 un anno difficile da dimenticare per l’inarrivabile bassezza della qualità della politica e della democrazia in Italia. L’incontro tra il “monitismo” interventista di Napolitano e l’”annuncite” renziana ha avuto effetti detonanti sul già precario equilibrio delle istituzioni democratiche italiane, con il completo annullamento del Parlamento piegato ai loro voleri e ai loro diktat, e un’informazione politica prona a veicolare tweet e slide come leggi e azioni politiche già fatte, finite e operative.
L’annuncite renziana ha persino partorito il nuovo slogan per il 2015: ritmo! E si spera che con ciò non si faccia riferimento all’utilitaria FIAT degli anni ’70-’80! Và bene risollevare il morale degli italiani pescando nel glorioso passato italico tanto invocato da Napolitano, ma c’è sicuramente di meglio.
Tornando a Giorgio Napolitano, giova ricordare che è in politica dal 1953, che nel 1956 non prese le distanze dall’invasione di Budapest da parte dei carri armati sovietici, che si oppose alla politica della “questione morale” di Berlinguer per non guastare i rapporti col PSI e che, da Presidente della Repubblica dal 2006, rieletto nel 2013 (caso unico nella storia della Repubblica italiana!), non invocò altro che una politica delle grandi intese tra le forze politiche, in spregio a quella dell’alternanza che con il sistema maggioritario gli italiani decisero di volere dopo consultazione referendaria nel periodo post-tangentopoli.
Tante sono le vicende che lo hanno riguardato, la sua ingerenza in merito all’inchiesta sulla “trattativa Stato-Mafia” è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, portando i media a definire il suo ruolo e il suo agire non più quello di Presidente di una Repubblica parlamentare con prerogative ben definite dalla Costituzione, bensì quello di un Re, un monarca investito talvolta di poteri assoluti, tanto da ricercare e decidere coalizioni di governo, composizione del Consiglio dei Ministri, e bacchettare duramente a suon di moniti i suoi ignoranti e immondi detrattori.
Ora che il settennato di nove anni giunge al desìo, rimaniamo smarriti, increduli e angosciati all’idea di non poterci abbeverare alla saggezza e alla sapienza del “monito quotidiano”, e non resta che dolerci di questo tristo destino asciugando le copiose lacrime che ci solcano il viso.
Sono lacrime benedette, sono “lacreme napulitane”, sgorgate spontanee dopo il discorso di fine danno (…non è un errore di battitura!).


Roberto Locatelli

Tratto da "MZ Il Giornale del Ribelle" del 14/01/2014
http://www.giornaledelribelle.com/

martedì 30 dicembre 2014

2014, da Renzi a Genny il "diario" del (fu) Bel Paese

Il 2014 volge al termine, e seppur con la testa alle vacanze natalizie, è importante sfogliare e ricordare cosa è capitato e cosa ha riguardato l’Italia, il “fu Bel Paese”.
Ad inizio 2014 abbiamo la staffetta al ruolo di Premier italiano tra Enrico Letta e Matteo Renzi, un avvicendamento veloce e imprevisto sino a poche settimane prima tra due Presidenti del Consiglio non avallati dalle urne ma da manovre di Palazzo, tuttavia mentre Enrico Letta è da tempo un uomo politico che frequenta il potere centrale ed è un fedelissimo del candidato Premier di centrosinistra Bersani, Renzi ha scalato dapprima il PD poi ambito al ruolo di Premier con metodi e toni ben poco cortesi ed eleganti, il suo hashtag #Enricostaisereno ancora riecheggia in internet come una macchia indelebile nella credibilità della persona prima ancora del politico.
Renzi promette decisionismo, velocità, riforme, in occasione della sua proclamazione ne elenca numerose da votare e rendere operative, con cadenza mensile, sarà il primo atto di quella “annuncite” che non abbandonerà più il Premier in ogni occasione pubblica nella quale dimostra di saper affabulare con l’arte della retorica, essere più veloce di un pianista a twittare su internet, ma essere politicamente più inconcludente di un Luther Blisset sotto-porta.
Nel frattempo mentre il programma “supercazzola” di Renzi (copyright by M. Travaglio) prosegue, il Paese è sconvolto da un susseguirsi di inchieste giudiziarie che ne scoperchiano il diffuso e mai scalfito malaffare che ne compromette sempre più la credibilità sia a livello internazionale, ma soprattutto verso i cittadini italiani onesti che si destreggiano tra tasse e balzelli sempre crescenti, perdita del posto di lavoro, difficoltà ad arrivare a fine mese, in un cortocircuito di rabbia e depressione le cui conseguenze sono ancora tutte da riscontrare nel prossimo futuro.
Il semestre europeo di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea si sta per concludere nel disinteresse generale dei media italiani, ma giova ricordarne l’apertura, con un indimenticato intervento del Premier Renzi che, anziché concentrarsi sui reali problemi strutturali dell’Europa, divaga sui massimi sistemi, tirando in ballo Telemaco, tra l’ironia e la delusione degli intervenuti dal resto d’Europa per ascoltarlo. Ciò spiega perché pochi mesi dopo l’Economist raffigurerà il nostro Premier come un bimbo con il gelato in mano su di una barca (l’Europa) che affonda.
Quando qualcosa di concreto e immediato deve essere fatto, Renzi e i pezzi grossi del calcio italiano e dell’ordine pubblico, battono in ritirata, in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, scoppiano disordini plurimi nei dintorni dello stadio di Roma, all’interno dello stesso la tensione è alle stelle, i tifosi napoletani capitanati dal loro leader “Genny a’carogna” non permettono lo svolgimento della partita se prima non hanno rassicurazioni in merito alle voci che si rincorrono sulla possibile morte di un tifoso napoletano (il quale, gravemente ferito, purtroppo spirerà tempo dopo). Il capitano del Napoli, alti funzionari delle forze dell’ordine e chissà chi altri, vanno in pellegrinaggio al cospetto di “Genny” per informarlo, ammorbidirlo nei suoi intenti di bloccare il gioco, e rassicurare tramite lui tutta la tifoseria partenopea,  arrabbiata e minacciosa. Nel frattempo Renzi e i capi del calcio italiano, come altre “autorità”, se ne stanno sdraiati sulle loro comode e regali poltrone o a passeggio mani in tasca lungo la tribuna autorità, disinteressati a quanto avveniva ma impazienti che iniziasse la partita per potersi finalmente godere il divertimento dell’ ultima sfida pallonara della stagione.
Sono stati accontentati con un po’ di ritardo grazie all’intercessione di “Genny”, l’unico che non aveva poltrona regale sulla quale sedersi né mani in tasca, è passato per un personaggio cattivo, losco, negativo, ma che dire di quelli in tribuna autorità? Hanno dimostrato la loro autorità? O meglio, hanno dimostrato anche solo di essere uomini? L’ignavia è un peccato tanto quanto la collera e l’ira, ma al di là del ruolo professionale e sociale che si ricopre e del rango nella scala sociale, un uomo, se è tale, gli attributi li deve mostrare nel momento del dovere…non pervenuti!
Dal Mose all’Expo, sino ai recenti fatti dell’inchiesta di “Mafia Capitale”, oramai si ha la certezza che in questo Paese il malaffare è capillare, trasversale tra le forze politiche, incistato proprio nel cuore della politica e del mondo degli affari, e che dell’onesto cittadino non si curano, anzi ne approfittano e se ne fanno beffe.
I nomi implicati in questi scandali sono già noti alla cronaca giudiziaria e alla cronaca nera da decenni, rimandano a un passato mai del tutto terminato che riporta al terrorismo, agli omicidi e alle tangenti, come se il tempo si fosse fermato, come se fosse la disonestà ad avere dignità e considerazione sociale.
Come nel caso della finale di Coppa Italia, anche qui i politici, da destra a sinistra (ma ha ancora senso fare questa distinzione?!) andavano in pellegrinaggio da faccendieri e loschi affaristi plurindagati, plurinquisiti e, talvolta, pluricondannati, per ottenere favori, potere, denaro.
A quanto detto si affiancano i dati macroeconomici del Paese, e non c’è altro da fare che disperarsi, il debito pubblico italiano è stimato dal Fondo Monetario Internazionale quasi al 137% del pil, 5 punti percentuali in più rispetto alle previsioni del governo italiano, e la Banca d’Italia ha comunicato che a ottobre il debito pubblico italiano è tornato a crescere, aumentato a oltre 2.157 miliardi di euro, mentre sale ancora il numero dei disoccupati, infatti a ottobre i senza lavoro, secondo i dati provvisori dell’Istat, sono 3 milioni 410 mila, attestandosi così al 13,2%.
E ancora, per non farci mancare nulla, è di poche settimane fa la pubblicazione del Corruption Perception Index 2014 di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L’indice 2014 colloca il nostro paese al 69esimo posto della classifica generale, come nel 2013, fanalino di coda dei paesi del G7e ultimo tra i membri dell’Unione Europea. Rispetto al passato l’Italia ferma la sua rovinosa discesa verso il basso della classifica, ma resta maglia nera tra gli Stati occidentali. Anzi peggiora la sua situazione complessiva in Europa, dato che Bulgaria e Grecia la raggiungono al 69esimo posto, migliorando la loro posizione in classifica. Adesso dietro all’Italia, in Ue, non c’è più nessuno.
Nel frattempo vista la drammatica situazione economico-sociale dell’Italia, la società di rating Standard&Poor’s declassa l’Italia a livello “BBB-“, che significa essere un solo livello sopra quello di “junk”, spazzatura, riferito alla credibilità del Paese a livello internazionale. 
E come dare loro torto. Non avevamo certo bisogno delle analisi dei super-analisti di cotanta Agenzia di rating internazionale per renderci conto di come si è sgretolata la credibilità della società italiana non solo agli occhi degli stranieri, ma pure ai nostri di persone oneste. 
Forse un tempo, nel Secondo Dopoguerra lo è stato, ma ora, se questo è un Bel Paese…



Roberto Locatelli


Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 28/12/2014
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/12/28/SPILLO-2014-da-Renzi-a-Genny-il-diario-del-fu-Bel-Paese/567014/

sabato 6 dicembre 2014

I "TOTEM" CHE HANNO DISTRUTTO L'OCCIDENTE

“Il migliore dei mondi possibile”, così viene incensata quella parte di mondo che viene identificata con il concetto di “Occidente”. Sarà vero? Forse è il caso di chiedersi che civiltà è quella Occidentale, sia per quanto concerne la vita dei singoli individui, sia per quanto concerne la politica estera delle èlite politiche al potere.
La civiltà Occidentale ha le sue fondamenta nel bagaglio storico, filosofico, tecnico, organizzativo e sociale delle due civiltà classiche per antonomasia, quella greca e quella romana, sulle quali poi si è saldata la cultura legata alla religione cristiana che, nelle sue declinazioni e con i suoi meriti e demeriti, ha segnato la storia Occidentale attraverso il Medioevo e l’Umanesimo-Rinascimento, influenzando notevolmente la vita delle popolazioni ivi presenti con conseguente fiorire di attività, studi e applicazioni tecniche che hanno svariato dalla filosofia, alla teologia, dalla medicina, all’insegnamento, dalla politica, all’arte (musica, pittura, scultura) e l’architettura.
Con la Rivoluzione Francese, ha avuto inizio una lenta ma inesorabile erosione del potere temporale della Chiesa, e nel breve volgere di due secoli si è giunti ai giorni nostri, dove il magistero della stessa risulta confinato sempre più dell’alveo della sola dottrina religiosa, portando la società ad un approccio laico scevro da condizionamenti religiosi.
Ma cosa è oggi il mondo Occidentale? Come lo declineremmo? Cosa è rimasto della sua capacità di creare cultura a tutti i livelli dell’ingegno umano?
Oggi quello che si definisce “mondo Occidentale” è perlopiù un mondo dove la cultura e la civiltà non dimorano da tempo; i valori collettivi basilari del vivere civile, quali l’onestà, la lealtà, l’onore, la fedeltà, la sincerità, l’educazione, che caratterizzarono in passato questa parte di mondo, sembrano irrimediabilmente persi sull’altare dei nuovi idoli: potere, ricchezza e status.
L’Occidente si caratterizza solo per tre aspetti, l’economicismo sfrenato, l’idolatria della “democrazia” e la pretesa superiorità verso il resto del mondo, considerandosi “il migliore dei mondi possibile”.
I valori collettivi tradizionali, che identificavano un individuo nella sua comunità di appartenenza e che, per osmosi, caratterizzavano la società tutta, sono stati sostituiti dalla perversa logica del consumismo e dal denaro. Beni, cose, oggetti, meglio se tanti, costosi e di lusso, identificano oggi la persona nella comunità di appartenenza, mentre il denaro è la ragione di vita. L’individuo non viene più considerato tale per i valori che rappresenta e che esprime nell’agire quotidiano, bensì in base al suo essere “consumatore”, se non è utile alla filiera consumo-produzione, è un escluso, una nullità. Si badi bene che ho volutamente inteso scrivere di filiera consumo-produzione, e non come logicamente ci si aspetterebbe produzione-consumo, perché da tempo i maggiori esperti di economia ripetono il mantra che “bisogna stimolare i consumi per far ripartire la produzione”(!), il che, se lo si analizza bene, è un’assurdità, di solito si dovrebbe produrre ciò che serve, pertanto acquistare i prodotti che servono all’individuo, invece la nostra società è così sclerotizzata che chiede alla persone di annullarsi in quanto tali, diventare meri consumatori di ogni qualsivoglia stupidaggine, pur di permettere che la produzione non si fermi.
E’ il terminale-uomo a disposizione delle cose! Non si lavora per vivere, ma si vive per consumare, non contentandosi mai perché sempre nuovi beni vengono prodotti, sempre nuove cose che danno status sociale vengono prodotte, in un vortice senza fine dove si è creato il meccanismo perfetto dell’infelicità, infatti la tensione delle persone è tutta proiettata verso il futuro senza mai assaporare il presente, senza mai potersi sedere per godersi le cose o i beni acquistati e faticosamente sudati, perché nuove necessità incombono, a un ritmo sempre più frenetico. Un mondo che si caratterizza come un enorme supermarket dove la vita scorre tra produrre e spendere, e chi rimane indietro è perduto, un reietto, un emarginato. Le persone non sono più tali in base ai valori che guidano le  loro azioni, bensì in base alla loro capacità di essere dei lavandini, o meglio, dei water, capaci di digerire continuamente beni e cose, cose e beni.
Il concetto di “democrazia” è diventato il totem ideologico delle classi politiche occidentali contemporanee, tanto da muovere pretestuosamente guerre in qualsivoglia parte del mondo con finalità tutt’altro che onorevoli, ma mascherandole con la volontà di esportare la “democrazia”. Termine questo in gran lunga svilito e stuprato nella stragrande maggioranza dei Paesi occidentali in quanto da tempo questi Stati si sono adeguati ad essere oligarchie, e le sfide elettorali null’altro sono se non pseudo-competizioni tra lobbies e gruppi di potere che delle volontà dei cittadini si fanno beffe una volta ottenuto l’agognato voto e la conseguente fetta di potere.
La democrazia è pertanto solo un meccanismo per la gestione del potere politico e sociale, non è, e non potrà mai essere, un valore a sé stante, né identificabile con il concetto di “bene”, da contrapporre al “male” incarnato da Stati che democratici non sono, pena ulteriori perdite di vite umane innocenti sulla coscienza.
Da ultimo, l’ineguagliabile superbia dell’Occidente sul resto del mondo in virtù della superiorità economica, finanziaria,tecnologica, produttiva e militare, tale per cui le élite politiche di questi Paesi si arrogano il diritto di ingerenza negli affari di qualsivoglia Stato del mondo, senza dover chiedere conto a nessuno in quanto le maggiori Organizzazioni Internazionali sono ampiamente sotto il loro controllo (Onu, Nato, Fmi).
In un mondo siffatto, con questi valori fondativi, non stupisce poi il rovescio della medaglia, fatto di una moltitudine di problematiche che interessano i cittadini  nella sfera della salute mentale e comportamentale, tali da divenire vere e proprie emergenze sociali. Depressione, nevrosi, anomia, tossicodipendenza, alcolismo, ludopatia, sono il bubbone marcescente e putrescente in seno al mondo civilizzato Occidentale, e vi rientrano tutti coloro che sono impossibilitati a trasformarsi in individui-lavandini o individui-water per lo scarico continuo dei beni di consumo, oppure perché consci di non trovare l’adeguata collocazione sociale in quello che viene venduto come “il migliore dei mondi possibili”.
Un mondo dove l’avere troppo, annoia, e lo si vede per i giovani e i ricchi, sempre più dediti a trasgressioni e sballi estremi; mentre gli anziani, sempre più soli, tirano avanti tra giochi d’azzardo e sconce trasmissioni d’intrattenimento televisivo, dove si creano artificiosamente quei sentimenti che nella realtà non riescono più a vivere.
Hanno un bel da fare i vari Pontefici che da decenni a questa parte cercano di rimettere l’attenzione dei loro fedeli sui veri valori dell’individuo, oramai si vive in un mondo che ha creato una società dell’avere, del prodotto, dello status, dell’effimero, tesa sempre verso il futuro, senza mai cogliere e godere la vita nel presente, condannando la popolazione alla certezza dell’infelicità, dove l’unico essere umano che interessa è “il consumatore”.
Ma forse c’è un’ultima possibilità, e come le medicine più efficaci, che sanno essere amare e persino dolorose nell’immediato per poi dispiegare i loro effetti benefici nel futuro, il rimedio potrebbe essere una guerra. Sì, una guerra che interessi direttamente sul proprio territorio il mondo Occidentale. Non parlo di atti di terrorismo, guerriglia o cose simili, bensì una guerra vecchio stile, con coinvolgimento diretto e massiccio della popolazione tutta.
Forse troppe generazioni private di questo dramma collettivo non sono un bene per la società, perché ci si impigrisce, si diventa arroganti, avari, egoisti, amorali, si perdono i veri valori dell’esistenza, che per prima cosa sono proprio il senso della vita e il vivere, sostituiti con valori fasulli, artificiosi che hanno portato a incensare comportamenti meschini, villani e arroganti a tutti i livelli del vivere civile, sin nelle altre sfere del potere politico ed economico.
La guerra porta distruzioni materiali e drammi umani, perdere le persone care, registrare per sempre nella propria mente gli orrori della violenza, convivere quotidianamente con la miseria e la morte sono cose che non si vogliono e non si devono augurare a nessuno. Ma come la lava di un vulcano quando passa distrugge tutto quello che incontra per poi, una volta ferma e raffreddata, torna a essere terra fertile per nuova vita, così anche la guerra ha effetti benefici, infatti riduce la vita delle persone all’essenziale, la libera dai mille orpelli mentali e materiali nei quali è stata rinchiusa, privandola della sua linfa vitale, per restituirle la sua vera essenza, che è il godimento quotidiano della vita stessa. Inoltre nella guerra ci si sente tutti parte dell’immensa tragedia collettiva, ci si stringe assieme nelle necessità, si fa comunità, si rinuncia all’egoismo viscerale della società dell’accaparramento continuo, per essere parte di un insieme con lo stesso vissuto, le stesse esigenze, i medesimi sogni di vita e di pace.
Sì, perché un altro senso della guerra è quello di giungere un giorno, che si spera sempre arrivi il prima possibile, alla pace.

Una guerra potrà salvare e redimere l’uomo e la società occidentale?


Roberto Locatelli


Tratto da IL SUSSIDIARIO.NET del 01/12/2014
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2014/12/1/SPILLO-I-totem-che-hanno-distrutto-l-Occidente/559130/